Il miracoloso Crocifisso ligneo

Il tema della Croce è di fondamentale importanza per la fede cristiana, poiché nella Croce si riassume ed esplicita il valore dell’Incarnazione del Verbo di Dio, è il punto di contatto tra il Divino e l’Umano, tra la sofferenza e la gloria, è la manifestazione infinita e compiuta dell’Amore di Dio per l’uomo e per il creato.

Sulla fine del Cinquecento, quando le certezze razionali del primo Umanesimo ormai vacillavano, la Riforma protestante, la Scienza con Galilei che imponeva una nuova visione del mondo fisico, le guerre e le pestilenze che seminavano morte e lutti, anche la spiritualità religiosa cattolica avvertì i segni del cambiamento.

Nelle opere d’arte destinate al pubblico culto si assistette ad un sostanziale cambiamento del linguaggio figurativo. La committenza religiosa volle per mezzo della produzione artistica affascinare e commuovere gli animi, stimolare sentimenti di pietà, educare alla devozione e alla condivisione collettiva della fede comunicando anche con un linguaggio drammatico e teatrale.

Il soggetto iconografico del Cristo morto sulla croce tornò ad essere particolarmente richiesto dalla committenza francescana, tanto che non pochi sono nell’Italia centro-meridionale i Crocifissi realizzati da frati scultori tra il Seicento e il Settecento.

il crocifisso di Ferentino

Appartiene alla produzione scultorea francescana di epoca barocca il pregevole simulacro ligneo di Cristo crocifisso, conservato nella chiesa ferentinate di Sant’Agata, che fu officiata dai frati francescani dalla metà del XVII sec. fino agli inizi del secolo XX.

Il Crocifisso ferentinate fu scolpito nel 1669 circa dal francescano Vincenzo Maria Pietrosanti da Bassiano (nato nel 1624 ca. e morto il 25 marzo 1694 a Roma nel convento dell’Aracoeli) [cfr.: F. Accrocca, Bassiano e Fra Vincenzo, nel terzo centenario della morte, Sezze 1995, pp. 5-23. Per la bibliografia relativa a fra Vincenzo da Bassiano cfr. ibidem, p.15].
Dell’Autore possediamo scarne notizie biografiche, provenienti dalle fonti conservate a Roma nell’archivio del convento francescano dell’Aracoeli.

Frate laico e scultore, infatti, Vincenzo da Bassiano eseguì in legno per i conventi francescani dell’area romana e del Lazio centrale arredi e suppellettile liturgica [Accrocca, pp. 11-14], ma lasciò il suo nome legato soprattutto alla realizzazione di suggestivi Crocifissi lignei, ancora oggi oggetto di particolare devozione nelle chiese e nei santuari per i quali furono eseguiti.

Le caratteristiche ricorrenti dell’iconografia barocca del Crocifisso, in particolare presenti nelle sculture francescane, sono i tratti distintivi dei Crocifissi scolpiti da fra Vincenzo da Bassiano: la rappresentazione realistica dello spasmo della morte evidente nel viso contratto di Cristo, la corona di spine brutalmente conficcata nel capo, la ferita del costato abbondantemente sanguinante, il corpo realisticamente descritto nei tratti anatomici, straziato da vistose piaghe sanguinolente e drammaticamente abbandonato all’inerzia della morte. La meditazione sulle sofferenze immani patite dal Cristo, infatti, aiutava il fedele ad accettare le sue personali miserie e sofferenze, lo convinceva della necessità purificatrice del dolore, lo rendeva consapevole che davvero nella “Follia della Croce” (I Cor 1,23) si riscopre l’amore infinito del Salvatore crocifisso, garanzia di salvezza, di resurrezione e di vita per tutti gli uomini.
Nel pregevole simulacro ligneo del Crocifisso di fra Vincenzo da Bassiano riscontriamo tutti i caratteri della sofferenza, il quale, come sappiamo dalle fonti d’archivio, prima di scolpire i Crocifissi contemplava il Mistero della Croce, vivendo in prima persona l’esperienza del dolore con la preghiera, il digiuno e la flagellazione, consapevole del gravoso compito di dover raffigurare e comunicare alle masse ciò che non è umanamente definibile: l’effige dell’Uomo dei Dolori, l’immagine più compiuta di Dio Creatore e del suo infinito Amore.

il crocifisso di Caprarola

Un atto notarile in data 23 aprile 1662 attesta la consegna al Convento di S. Maria della Consolazione in Caprarola di un crocifisso “intagliato” da “Fra Vincenzo da Bassiano, Custode della Salara(la dispensa del sale) in Roma, per divina ispirazione mosso …” [ Accrocca, op. cit., p.6].

In un documento del lanificio del Convento dell’Aracoeli, datato 27 ottobre 1662, fra Vincenzo da Bassiano, registrato per aver ricevuto un abito nuovo, viene qualificato come “falegname” [Acrrocca, p.6].
Nel Necrologio della Provincia romana in data 25 marzo 1694 si attesta la morte in concetto di santità di fra Vincenzo da Bassiano, il quale in vita, come da tutti risaputo, era assiduo nella contemplazione del Mistero della Passione e Morte di Gesù, che devotamente rappresentò nei Crocifissi lignei, “conosciuti per la gloria dei miracoli e il concorso dei fedeli, scolpiti soltanto in giorno di Venerdì, stando in ginocchio, dopo che si era flagellato, e digiunando a pane e acqua” [ Accrocca, p.5].

Dai documenti conservati si ha conferma che almeno sette furono i crocifissi lignei scolpiti da Fra Vincenzo [Accrocca, pp. 8-10]:
1. Il Crocifisso del Convento di S.Maria della Consolazione di Caprarola (VT), consegnato il 23 aprile 1662;
2. Il Crocifisso del Convento di S.Maria di Versacarro di Nemi (Roma), consegnato il 19 maggio 1669:
3. Il Crocifisso del Convento di Sant’Agata di Ferentino (FR), 1669 circa;
4. Il Crocifisso che l’Autore donò nel 1673 alla sua città natale (Bassiano, Santuario del Crocifisso);

5. Il Crocifisso per la chiesa di S.Rocco di Farnese (VT), consegnato il 22 maggio 1684;(foto accanto)
6. Il Crocifisso scolpito per il Convento di Bellegra (Roma), collocato al termine della Via Crucis realizzata per volere del p. Superiore, il Beato Tommaso da Cori (Bellegra, Chiesa del Ritiro di S.Francesco);
7. Il Crocifisso della chiesa romana di S. Maria in Aracoeli.

Il primo Crocifisso di Fra Vincenzo, menzionato dalle fonti finora conosciute, cioè il Crocifisso di Caprarola, evidenzia una già matura padronanza dei mezzi espressivi nella resa del modellato plastico, tale da suggerire, come propone Felice Accrocca [op. cit., p.8], l’esistenza di una precedente produzione scultorea del nostro Autore, che il silenzio delle fonti a noi, purtroppo, nasconde.

L’atmosfera miracolosa che avvolge tutti i Crocifissi realizzati da fra Vincenzo e la fama di santità dello stesso Scultore sembrano essere state confermate dall’evento straordinario accaduto al Crocifisso ferentinate nell’ultimo conflitto bellico mondiale. Distrutta radicalmente la chiesa di Sant’Agata dai bombardamenti aerei, che il 24 maggio 1944 colpirono la città, il Crocifisso di fra Vincenzo da Bassiano e la statua di cartapesta della Vergine Immacolata, risalente al 1854, rimasero sommersi dalle macerie, riportando solo lievi danni.

(estratto da “La Parrocchia Sant’agata dono di don Guanella a Ferentino,1988 ) di Maria Teresa Valeri

www.parrocchiasantagata.com

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